Lenin scrive Stato e rivoluzione nel 1917, nel bel mezzo della rivoluzione russa cominciata a Febbraio. E non è un caso. Come tutti i migliori marxisti, e come lo stesso Marx, Lenin si pone i problemi a secondo di come questi sono posti concretamente al movimento operaio. Dopo il Febbraio del 17 era diventato sempre più evidente che la rivoluzione democratica russa, guidata dalla borghesia e appoggiata dai menscevichi, dai socialisti rivoluzionari e in un primo momento anche dai bolscevichi, non sarebbe riuscita a portare a termine i propri compiti (riforma democratica e riforma agraria). Da questa necessità sono nate le famose Tesi d’aprile, in cui Lenin rompe con la teoria delle due fasi tipica del marxismo della seconda internazionale e abbraccia invece la teoria trozkista della rivoluzione permanente. Da questa rottura sarebbe però presto derivata un ulteriore necessità, a livello teorico. Cioè capire dove era avvenuta la cesura profonda della seconda internazionale con il marxismo genuino e come si poteva ricollegare quanto stava accadendo in russia con una teoria genuinamente rivoluzionaria. Lenin, dopo una serie di ricerche, trova l’origine di questa cesura proprio nella questione dello Stato e della natura del potere.
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